
Lo dico sempre io che niente è per caso e che tutto ha un motivo. Sabato sera mi è venuto in mente di pubblicare una canzone di Roberto Vecchioni che amo moltissimo, come moltissimo amo gran parte della sua produzione degli anni settanta, in particolare gli album Ipertensione, Elisir, e Samarcanda, e non solo, anche perchè sono legati a ricordi, alcuni belli ed intensi, altri più sofferti, ma altrettanto intensi. Tranquilli tutti che non ho intenzione alcuna di dedicare al colto "professore", così come ho fatto col dottore, blog o altro, che ca....te del genere basta una a pentirsene per tutta la vita. Semplicemente mi è venuto in mente sabato, e domenica, Vecchioni era ospite da Fazio. Non ne sapevo nulla, semplici coincidenze. L'ho seguito solo in maniera sporadica, negli ultimi due decenni, ma se lo vedo lo ascolto con interesse. Questo è accaduto domenica, quando ha cantato una canzone, "Le rose blu" legata a un momento triste della sua vita, forse alla malattia di una persona cara, di cui non so molto altro. Mi è parso commosso, Vecchioni, nel cantarla e un po' mi sono commossa anch'io.
Voglio raccontare alcuni ricordi legati a lui. Tanti e tanti anni fa, quando avevo un fidanzato che amava molto Vecchioni, che io già apprezzavo nelle sue cose più note, ma che grazie a quel fidanzato conobbi a fondo, una sera trasmisero uno special su di lui in TV, alle dieci di sera. Io all'epoca non rientravo mai prima dell'alba, in quella fase di sbornia iniziale che fa parte dell'innamoramento. Quella sera, entrambi rientrammo presto, proprio per vedere Vecchioni: una tristezza infinita, appena compensata dalle belle sensazioni della sua musica, una volta a casa.
Altri ricordi. Suoi concerti a Cagliari negli anni ottanta, alla fiera: una volta un diluvio universale, in attesa che la pioggia diminuisse, invece il cielo non la smetteva di singhiozzare; un'altra un concerto davvero per pochi intimi, quattro gatti quattro; aspettammo che il pubblico si rimpolpasse un po': non accadde; il concerto fu molto intimo e fu bellissimo.
Ho fatto un giro nel suo sito stamattina, così per aggiornarmi un po'; tiene delle lezioni, Vecchioni, all'Università di Pavia, all'interno di un insegnamento sulla Canzone d'autore italiana, su Fabrizio De André.
A breve gli assegneranno un premio proprio a Firenze, alla Sala de' Dugento di Palazzo Vecchio. "Con lui eri Firenze , i monumenti, il cielo il letto/ Con me oggi una noia da sala d'aspetto." Vorrei portare la riflessione, senza commentare, proprio su questi due versi.
La canzone e il "post" li dedico a Guido, con gratitudine e anche con altri sentimenti, talvolta contrastanti, e già mi vengono le lacrime agli occhi, per il passato, per il presente e ancor di più, per il fututo.
E fu proprio mentre portavo due bicchieri
che mi dicesti "Indovina chi è venuto ieri?"
Io chiesi "Chi?", però sapevo di sapere,
e il primo amante in fondo è come il primo amore.
Pomeriggio: da solo in un po' troppa Toscana,
Ho pensato "Ma brava, va be', ho pensato puttana"
poi che io non c'entravo e che eri stata felice,
con chi non importa e la storia non dice
Le mie tasche eran piene di varie ed eventuali,
ma i tuoi giorni con me sono stati tutti uguali:
con lui eri Firenze, i monumenti, il cielo, il letto;
con me oggi una noia
da sala d'aspetto.
E la sera per cena mi sono pure travestito,
per spiare quel gesto che ti avrebbe tradito;
ma il naso a palla e gli occhiali con la corda
mi segavano in due la parte che ricorda.
E sono esperimenti questi da non più tentare,
perché andando a svestirmi per tornar normale,
non seppi più che togliermi di vero e di finto
e confusi me stesso con la barba al mento:
come avevo confuso per giorni e giorni e giorni
il senso dei sorrisi e quello dei ritorni
senza aver capito che tu stavi cambiando
e gridavi da sola
e che stavi vivendo...
all'uomo della Chevron
che non aveva capito
ripetei sillabando:
"ho paura del lupo,
ho paura, paura:
paura del lupo".
E lui con la pompa in mano
e con il tappo nel guanto
come stesse nel mondo
a dar benzina soltanto
mi guardava stupito
chiedendomi "Quanto?"
"Tanto che a Lodi non ci arrivo mai
si nasconde là dietro perché sto qui,
ma poi quello m'insegue fino a casa mia,
stia qui, mi faccia un pò di compagnia...?
E l'uomo della Chevron
che non aveva capito,
fece tre passi indietro,
non pulì neanche il vetro,
disse"Mamma mi aspetta",
e fuggì nella notte.
E adesso che sto fermo e sento meglio il vento,
adesso che non ne parliamo più da tanto tempo,
c'è tua madre che non sbaglia mai e la cena con gli amici
e a volte a far l'amore siamo quasi felici:
le mie tasche sono piene di varie ed eventuali
ma i miei giorni con te son quasi tutti uguali
e un giorno ti dirò "Indovina chi è venuto?"
ora son cresciuto.
"Guarda: non è bello il mio lupo?"